Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

Quel maledetto vizio degli “gnomi” svizzeri d’intervenire a mercati aperti

Un bagno di sangue. Come altro definire la legnata che molti trader fai-da-te hanno subito giovedì mattina dalla decisione a sorpresa della Banca Nazionale Svizzera (Bns) che ha abbandonato il tasso cambio minimo di 1,20 franchi per 1 euro? Il tutto a mercati aperti. Una decisione inaspettata, almeno con questa tempistica, anche dai grandi investitori istituzionali che, tuttavia, hanno potuto limitare i danni (finanche guadagnarci) perché hanno sempre decine/centinaia di operatori davanti ai terminali.

L’introduzione della soglia minima, avvenuta tre anni fa anch’essa a mercati aperti, era stata una misura per fermare la supervalutazione del franco, diventato, nel bel mezzo della crisi finanziaria, un bene rifugio per milioni di investitori. Ora, però, con il deprezzamento dell’euro sul dollaro che rischiava di indebolire troppo il franco, la Bns ha deciso di anticipare un eventuale fallimento nella difesa del “floor” che poteva accadere il 22 gennaio quando la Bce con molta probabilità annuncerà nuove misure per aiutare la travagliata economia europea. Una mossa, quest’ultima, attesa dai mercati e che la Bns poteva anticipare anche a mercati chiusi.

La decisione della Bns, accompagnata dal contemporaneo taglio di 0,5 punti del tasso d’interesse di riferimento, per portarlo ancora di più in territorio negativo (-0,75%), non ha neanche sortito l’effetto sperato. Giovedì mattina il cambio è sceso subito sotto il livello di 1,20, facendo scattare i numerosi ordini short presenti sotto quel target. Questo ha accentuato vertiginosamente la discesa del cambio, che nell’arco di 15 minuti è passato a 1,20 a 0,80 (-33%), toccando il nuovo minimo storico. Una discesa così violenta, che tutti i broker hanno chiuso ai trader l’operatività sul cambio euro-franco. E non potendo chiudere le posizioni, per molti la perdita ha oltrepassato la disponibilità depositata sul conto. Anche se in teoria le banche dovrebbero prevedere lo stop loss automatico per chiudere le posizioni il prima possibile.

Ma giovedì non c’era assolutamente liquidità sul mercato e questo ha provocato chiusure a livelli più bassi di quelli che normalmente ci si sarebbe aspettati. In questi casi i contratti prevedono il reintegro entro un certo numero di ore, dopodiché l’intermediario chiude la posizione d’ufficio. Al cliente rimane un debito verso il broker e se non trovano un accordo la banca dovrà portarlo a perdita nel proprio bilancio.

Il macello c’è stato quindi non solo per i trader, ma anche per i broker. Finire triturati nel vortice del Forex (mercato dei cambi) è un attimo. E questa volta non stiamo parlando delle speculazioni monetarie di un grande gestore di hedge fund come George Soros, ma di un’istituzione come la Banca Nazionale Svizzera. Non è possibile fidarsi neanche dei cosiddetti «gnomi» elvetici. Giovedì 15 gennaio 2015 passerà quindi alla storia come un caso scuola di cosa può succedere a chi opera sul terreno minato del mercato dei cambi.