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Fondi immobiliari: quanto sudore per avere un briciolo di trasparenza

Se la class action oggi in Italia è una via praticamente impercorribile, ai piccoli risparmiatori non resta che unirsi e fare fronte comune anche solo per chiedere maggiore trasparenza alle società che gestiscono i loro risparmi. Un diritto che dovrebbe essere già garantito dalle leggi e dalle authority di controllo, soprattutto quando si tratta di strumenti d’investimento quotati.

Nei giorni scorsi Confconsumatori ha annunciato che 250-300 quotisti del fondo immobiliare Olinda hanno aderito all’invito dell’associazione e hanno apposto la loro firma per chiedere a Prelios Sgr la convocazione dell’assemblea dei partecipanti. Un momento di confronto per discutere di diversi punti che i quotisti vorrebbero porre all’ordine del giorno, per avere una maggiore visibilità sull’accordo siglato nel luglio scorso dalla Sgr per vendere in blocco gli immobili di Olinda ad Axa Re e Apollo Gm per 303 milioni di euro, di cui 8 milioni condizionati al realizzarsi di alcune condizioni locative. Un prezzo scontato del 28% rispetto al valore degli immobili stimato dalla Sgr nel dicembre scorso, che ha portato in territorio negativo (-2/3%) il rendimento annuo dal collocamento di fine 2004.

In assemblea i quotisti chiedono di poter esaminare il contratto di vendita (finora mai reso noto pur essendo il fondo quotato) stipulato con Axa-Apollo e le ultime due valutazioni semestrali realizzate dagli esperti indipendenti e dalla stessa Sgr riguardo al valore del patrimonio immobiliare di Olinda. Inoltre i quotisti si attendono chiarimenti sul perché la Sgr non abbia pianificato le dismissioni in modo da poter esercitare la facoltà di proroga straordinaria che poi è arrivata l’11 agosto scorso per via normativa con la legge 116. Infine, vengono richieste maggiori certezze sulle prospettive, modalità e tempi di rimborso del capitale che i quotisti possono attendersi in virtù dell’accordo di cessione in blocco firmato e la successiva liquidazione del fondo.

Adesso sta al Cda di Prelios Sgr, convocato per settimana prossima, decidere se accogliere o meno la richiesta dei quotisti. Secondo quanto risulta a Plus24 tutta la documentazione è adesso in mano ai legali (interni ed esterni) della Sgr per valutare la bontà della raccolta firme organizzata da Confconsumatori. Le richieste sono state inoltrate su base autocertificativa, senza alcun riscontro bancario delle quote possedute da ciascun partecipante al fondo. E con l’aiuto di Monte Titoli è già in corso la spunta per verificare quanto sono realistiche le quote che ogni richiedente dell’assemblea ha dichiarato di possedere.

  • steve |

    Motivo in più per alzare il velo, con azioni a forte impatto mediatico.
    Il caso di Olinda è eclatante:
    – 260 ML raccolti in adesione
    – 500 ML incassati in 10 anni di gestione
    – 200 ML restituiti ai sottoscrittori
    In pratica, il gestore ha avuto in mano da gestire quasi mezzo miliardo di euro, senza rischi e con la beffa della svendita “nell’interesse dei quotisti”, cornuti e mazziati.

  • olivier doria |

    Tutta la storia di Olinda e degli altri 5 miliardi di euro di fondi immobiliari italiani, e’ stata un gigantesco imbroglio continuativo perpetuato ai danni dei risparmiatori…sia all’ingresso nei fondi che alla loro liquidazione…circa l’azione Olinda, gli investitori dovevano vendere quando l’azione e’ salita oltre i 170 euro nel primo trimestre….e’ ovvio che in tutti i fondi immobiliari c’e’ stato insider trading, front running e che le società’ di gestione svendono gli immobili non seguendo una logica di mercato, ma puramente interessi ”privati”.

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