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Conti deposito: cosa insegna la sanzione dell’Antitrust a Unicredit

Mai fermarsi alle apparenze. Un detto popolare che tutti dovrebbero far proprio quando entrano in banca e si sentono proporre investimenti privi di rischio con rendimenti strabilianti. Ancor di più quando le sbalorditive offerte sono oggetto di pompose campagne pubblicitarie. 
 
L’ultima riprova è arrivata nei giorni scorsi con la sanzione inflitta dall’Antitrust a Unicredit per la diffusione di messaggi pubblicitari scorretti relativi al conto deposito “Conto Risparmio Sicuro” Scarica Ps8712. Per l’Autorità garante della concorrenza e del mercato (Agcm) negli spot televisivi e radiofonici, ma anche nelle locandine e nelle brochure disponibili in filiale, Unicredit ha dato <specifica o esclusiva enfasi, alla possibilità di ottenere un tasso di interesse massimo (pari al 7% fino a settembre 2012), lasciando intendere che tale tasso fosse indicativo del rendimento complessivo, prevalente, o, comunque, di riferimento, del prodotto>. Per l’authority la banca di Piazza Cordusio cercava di ingolosire i clienti evidenziando il tasso massimo, che in realtà era riconosciuto solo per il quinto anno di vincolo delle somme depositate, mentre nei quattro anni precedenti i tassi d’interesse erano notevolmente inferiori. Inoltre, la banca ometteva di pubblicizzare in maniera dettagliata che il “Conto Risparmio Futuro” prevedeva un vincolo temporale minimo di 18 mesi delle somme depositate e che dopo tale periodo lo svincolo era possibile solo con cadenza trimestrale in corrispondenza delle cosiddette “date di uscita anticipata”, previo preavviso da notificare alla banca 10 giorni. 
 
“Dimenticanze” che l’Agcm ha sanzionato con una multa di 250mila euro per la banca. Nella quantificazione della sanzione l’autorità ha tenuto conto della rilevante dimensione economica di Unicredit e del potenziale pregiudizio economico per il consumatore, derivante da una campagna pubblicitaria di ampia diffusione, in grado di raggiungere un vasto numero di consumatori e connotata da rilevanti profili di ingannevolezza.  
 
Contattata Unicredit ha fatto sapere che <nel fermo convincento di non aver diffuso messaggi in grado di indurre in errore i consumatori e di aver altresì agito nel rispetto delle disposizioni di legge in materia,  presenterà ricorso al Tar>.  Ma a prescindere di quale sarà la decisione del Tribunale amministrativo, per i risparmiatori rimane sempre valido il consiglio di andare oltre i messaggi veicolati dagli intermediari finanziari. Per stare più tranquilli è sempre bene farsi consegnare in anticipo e leggere con attenzione non solo le brochure pubblicitarie, ma soprattutto i prospetti informativi dei prodotti offerti allo sportello. Spesso non è tutto oro quel che luccica. E quando ci si imbatte in potenziali pratiche commerciali scorrette una segnalazione all’Agcm non guasta (e non costa nulla), anche se l’autorità può accertarle e bloccarle di propria iniziativa.